Antonio Lillo su Laboratori Poesia

Oggi su Laboratori Poesia una Intervista ad Antonio Lillo sul suo lavoro in Pietre Vive Editore.

Parlo per me, che sono un editore meridionale. Un interesse c’è, nel senso che, rispetto agli inizi, è cresciuto il numero di invii di manoscritti, che per me significa che siamo passati a uno stato di maggiore notorietà verso gli autori. Gli invii fra l’altro ci arrivano da tutta Italia, non solamente dalla Puglia, siamo fra i pochi editori pugliesi ad avere un parco autori a carattere nazionale più che regionale. Il problema è che, considerata la posizione geografica siamo tagliati fuori da tutta una serie di circuiti di potere o traffico editoriale relativo alla poesia. Si parla tanto della poesia sui social, ma alla fine, salvo poche eccezioni, le cose serie si fanno ancora per conoscenza diretta o personale, amicizia o inciucio. Quindi, visto che tutto o quasi tutto succede su, se non sei su, non sei. Certo, ci si potrebbe spostare, ma spostarsi ha dei costi non confortati alle vendite, così si fa fatica doppia per riaffermare la propria esistenza. Le vendite rispetto agli inizi, quando c’era l’effetto novità, sono calate. Ed è che ci sforziamo di fare sempre dei buoni prodotti. Ma la gente non legge poesie, la gente non legge racconti, la gente non legge e basta, manco le proprie lapidi al cimitero. Ultimamente ho osservato, a fronte di una maggiore attenzione per la poesia in internet, un maggiore disinteresse da parte delle librerie, persino le indipendenti. Molte non prendono i nostri libri perché “la poesia non vende”, ovvero non solo non li propongono, nemmeno ci provano. Siamo finiti al paradosso che si fanno le campagne in favore delle librerie che vanno salvaguardate dall’abbandono, mentre i piccoli editori di poesia, l’ultimo anello della filiera editoriale, in pratica la serie C, vengono abbandonati da tutti senza problemi e spesso considerati, nell’opinione comune, dei semi-truffatori.

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