La missione di un poeta

La missione di un poeta

Dal blog di Vitantonio Lillo, un pezzo su Luigi Di Ruscio, Bertolt Brecht, Rosa Luxemburg e La nostra classe sepolta.

Rileggevo la poesia di Luigi Di Ruscio da un verso della quale trae spunto il titolo della nostra raccolta su poesia e lavoro La nostra classe sepolta, a cura di Valeria Raimondi (Pietre Vive, 2019). La poesia si intitola Per mia figlia ed è una bellissima lettera-poesia contenuta in Poesie scelte 1953-2010, a cura di Massimo Gezzi (Marcos y Marcos, 2019). Come tutte le poesie di Di Ruscio ha avuto una lunga gestazione e diverse e significative varianti…

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Antonio Lillo su Poesia del nostro tempo

Antonio Lillo su Poesia del nostro tempo

Poesia del nostro tempo, per lo speciale della rubrica “Scaffale poesia”, a cura di Silvia Rosa, dedica allo stato dell’editoria poetica ai tempi del Covid- 19, una serie di interviste ad alcuni editori, che ci offrono una riflessione in merito all’attuale situazione ai possibili scenari futuri. Qui c’è quella al nostro Lillo:

“Sono molto in dubbio sugli sviluppi futuri del mercato del libro – che proprio a inizio anno aveva registrato un incremento positivo nei gusti del pubblico. Da una parte, sulla lunga distanza, sono ottimista: il nostro settore è talmente di nicchia che l’atteggiamento dei lettori di poesia non credo cambierà, neppure con la crisi, questo pubblico verrà traghettato nei prossimi anni di vuoto, verso una nuova fioritura. Dall’altra, sulla breve distanza, temo che l’editoria di poesia si avvii a un brutale ridimensionamento […]. Una soluzione che intendo certamente adottare sarà quella di cambiare in parte la natura delle nostre collane, variandone l’offerta. Non ci orienteremo verso il romanzo, ma si pubblicherà meno novità di poesia e ci si orienterà verso generi più appetibili per i lettori, lavorando molto coi classici.”

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Antonio Lillo su Agorà

Antonio Lillo su Agorà

Ecco l’intervista, a cura di Palma Guarini, di Agorà Blog a Antonio Lillo, per il settimo anno di Pietre Vive Editore.

D: Ciao Antonio! Noi ti conosciamo per la tua professione, ma raccontaci…chi sei davvero, intendo nella tua vita privata?
R: Sono una bruttissima persona. Misantropo, misogino, malacarne, malelingua e anche un po’ bigotto. Qualcuno dice pure comunista e cazzacarne. Uno assolutamente da non frequentare…

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Settimo anno

Settimo anno

ANNO. Il pomeriggio del 6 gennaio 2013, fra le 15.00 e le 16.00 circa, io, Roberto Lacarbonara e Giuseppe Vinci, nella sala da tè del bar Gran Caffè di Locorotondo, firmavamo il verbale per la nascita del progetto Pietre Vive Editore, di fronte a tre cioccolate calde e un piatto di bignè alla crema. Eravamo il corrispettivo umano/imprenditoriale del film Tre nel Mille (versione povera dell’Armata Brancaleone), e con tali premesse non sapevo quanto saremmo andati avanti. Lacarbonara, che era più convinto di me, come suo solito mi diceva: Tranquillo, andrà benissimo! E infatti un anno e mezzo dopo ci siamo separati. Eppure, incredibillmente, in qualche modo, nonostante me, Pietre Vive sta ancora in piedi, giunge oggi al suo settimo anno di vita. Che è, notoriamente, l’anno della crisi. Se superiamo anche questo, mi dico, allora il peggio sarà passato e potrò finalmente cominciare a rilassarmi.

Antonio Lillo

Antonio Lillo su Il loggione letterario

Antonio Lillo su Il loggione letterario

Intervista a Lillo su Il Loggione Letterario a firma di Tiziana Cazzato (e sperando sempre di non annoiare).

Sul sito leggiamo che la pietra viva è il nome comune dato a una pianta grassa che cresce nelle zone semidesertiche dell’Africa e che produce un fiore molto bello di colore giallo e bianco. Una metafora già nel nome della casa editrice…

Eh, mica per nulla siamo poeti qui! A parte le facili battute, come dicevo il nome era lì prima di me e credo avesse più a che fare con un passo della Bibbia legata ai Vangeli a cui si sposava la particolare architettura in pietra a secco delle nostre zone. Però non mi bastava, volevo farlo mio così, allargando lo sguardo oltre i nostri confini, è venuta fuori la metafora del fiore nel deserto.

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