Alessandro Silva su L’Estroverso

Alessandro Silva su L’Estroverso

Oggi su L’Estroverso intervista di Carlo Tosetti a Alessandro Silva sul suo L’adatto vocabolario di ogni specie, libro molto importante per la nostra casa editrice, di cui, anticipiamo qui, stiamo studiando una seconda edizione con aggiornamenti e inediti.

Amo le commistioni di linguaggio e sogno una poesia risultato di più arti: per il progetto e la costruzione di questa silloge mi sono molto affidato alle immagini viste, e alle visioni. Nette o a strappi, violente e nitide come in certi incubi, oppure placide e larghe tanto sembrare più larghe del tempo. Ne ho avute a fiotti, davvero molte, create dalla mia immaginazione o rielaborate da fotografie e parole trovati negli articoli sui quotidiani. E tutta questa ricchezza ho voluto riportarla nelle poesie. Di molto lavoro hanno avuto necessità i versi ‘oscuri’: perché sono quelli che colano e cadono, lentamente, restando sulla pelle a far prurito per spingerti ad andare a leggere e rileggere e, infine, capire.

[Leggi qui]

Pietre Vive su Vita da Editor

Pietre Vive su Vita da Editor

Quando abbiamo aperto la casa editrice uno dei nostri sogni nel cassetto era di venire recensiti su Vita da editor. Oggi ci siamo riusciti e quindi festeggiamo alla grande.

Al momento mi occupo in prima persona della maggior parte del lavoro: scelta dei testi, editing, progettazione grafica e impaginazione, rapporti col pubblico, ufficio stampa (con tutti i limiti del caso) e spedizioni. Per questo mi piace pensare che ogni nostro libro ha, per certi versi, un’identità artigianale. Assorbendo le mie passioni, Pietre Vive si occupa per la maggior parte di poesia e arte contemporanea, con alcune concessioni alla prosa; si fa inoltre promotrice di un concorso di scrittura sociale, Luce a Sud Est, in linea con la sua storia giornalistica.

[Leggi qui]

John Taylor su Poesia del nostro tempo

John Taylor su Poesia del nostro tempo

Oggi, su Poesia del nostro tempo una lunga intervista a John Taylor che fra le altre cose parla di Oblò, raccolta che pubblicheremo in autunno, nella traduzione di Marco Morello, con illustrazioni di Caroline François-Rubino.

“Tutti noi abbiamo eventi decisivi nella nostra vita che rimangono enigmi. Ciò che intendo è che capiamo e vediamo abbastanza chiaramente le conseguenze di tali eventi, ma le profonde ragioni alla base degli eventi ci sfuggono. E forse tendiamo a evitare di pensarci. Ma l’improvvisa necessità di scrivere ci riporta di fronte a certi dettagli ancora taglienti, persino dolorosi. Stranamente, ho scritto le “poesie marittime” di Oblò mentre ero nelle Alpi, a Bessans nell’estate del 2014. Pioveva ogni giorno ed escursioni in alta montagna non erano possibili…”

[Leggi qui]

Intervista ad Antonio Lillo su Poesia del nostro tempo

Intervista ad Antonio Lillo su Poesia del nostro tempo

Oggi, Su Poesia del nostro tempo, è stata pubblicata una intervista ad Antonio Lillo a cura di Silvia Rosa, su Pietre Vive e sull’editoria di poesia.

Da diversi anni all’editoria tradizionale si sono andate affiancando, affermandosi sempre più, nuove tendenze che vedono internet (dai blog/siti specializzati ai vari social) come dinamico luogo di scritture: per quanto riguarda la poesia, la Rete può aiutare o al contrario ostacolare la diffusione dei libri di poesia?

Secondo me, la rete è molto contradditoria per quanto riguarda la diffusione dei libri di poesia. Io mi considero uno scrittore social, nel senso che non baso tutto su quello, ma so che il mio lavoro è conosciuto anche per come mi racconto sui social. Eppure, a fronte delle centinaia di like che a volte può prendere un post per l’uscita di un libro, quel libro non venderà mai, o almeno non mi è mai successo, un corrispondente numero di copie. Così per le presentazioni. Organizzi una presentazione, vengono in cinque, fai una diretta, la vedono in cinquecento. Quanti libri hai venduto alla fine dell’evento? Due, ma fra quei cinque venuti alla presentazione. Chi ha seguito la diretta generalmente non compra, non mette mano al portafogli, non si sente coinvolto se non per lo spazio di un like. Sa che ci sei, gode del tuo successo, ma come voyeur. Gli unici autori che vendono realmente attraverso i social sono quelli che assumono la caratura di personaggi, di cui uno compra la loro storia esemplare più che la loro scrittura: penso ad autori come Franco Arminio, che è molto bravo nel gestione del proprio personaggio pubblico, ma onestamente non è un fenomeno nato con Internet, succedeva già con la Merini o prima ancora con D’Annunzio, per fare degli esempi. Inoltre, va detto, Arminio, o Guido Catalano, o il nome di un altro che sa come vendersi, sono persone che si fanno un mazzo così nella promozione, intervenendo ovunque, spostandosi in continuazione per l’Italia, ed è un lavoro a tempo pieno quello, sfiancante, un lavoro che non tutti sono disposti o in grado di fare. Diciamo che i social sono utilissimi a far girare e a far conoscere la propria poesia, in alcuni casi serve a procurarsi quegli inviti utili a girare e incontrare il pubblico, ma hanno un peso relativo nelle vendite, affidate ancora una volta al fascino e all’intuito del singolo autore. Ultimamente si assiste al fenomeno di una poesia nata in rete, cioè non pensata su carta e poi condivisa con una foto, ma già pensata per la rete e per una diffusione online. Prendi l’Instant poetry di cui tutti parlano, è una poesia spesso immediata che a me non dispiace e credo abbia delle dinamiche e un linguaggio tutto suo, anche se non so quanto reggerà alla prova del tempo. A volte ho la sensazione che chi si muove in questi nuovi linguaggi manchi del coraggio di portare avanti quel discorso fino alle estreme conseguenze. Ad esempio molti scrittori di Instant poetry, per quanto producano testi che hanno uno specifico valore nel contesto digitale, sognano ancora di finire in un libro cartaceo, non sono pronti a mettersi in gioco su un terreno che esclude definitivamente l’altro. E perché? Perché puoi avere migliaia di follower in rete, ma lo status di Poeta, con la maiuscola, lo conquisti ancora, soltanto, stampando un libro cartaceo. Di fronte a questa prospettiva, che io sappia, nessuno finora ha detto: “Me ne fotto e vado avanti per la mia strada!”

[Leggi qui l’intervista]

Il rigo tra i rami del sambuco. Intervista a Emilia Barbato, a cura di Paolo Polvani

Il rigo tra i rami del sambuco. Intervista a Emilia Barbato, a cura di Paolo Polvani

Su Versante ripido di febbraio intervista di Paolo Polvani a Emilia Barbato per il suo Il rigo tra i rami del sambuco.

“Mi chiedi del rapporto tra malattia e società. Trovo che questa sia una domanda bellissima. Il malato oncologico affronta una serie di esperienze estremamente dolorose che lo portano ad allontanarsi molto dagli stereotipi e dai canoni normalmente riconosciuti e usati dalla società. La prima prova a cui penso, in questo caso però riferendomi alla mia esperienza personale, è la perdita dell’invincibilità. Immediatamente si sente il fiato della morte sul collo. C’è un senso di smarrimento, di paura che annienta e il mondo cambia, ogni cosa assume una voce più intensa, come se fosse l’ultima volta che la si ascolta, che la si vede.”

[Leggi qui]

Talk su Ordine e Mutilazione. Intervista a Elena Zuccaccia

Talk su Ordine e Mutilazione. Intervista a Elena Zuccaccia

Il 24 gennaio a Perugia si terrà un talk, organizzato da Incontri di Fotografia, su Ordine e Mutilazione di Elena Zuccaccia. Nell’attesa dell’evento è stata approntata una intervista alla stessa Elena che linkiamo di seguito.

“La progettualità ha avuto un ruolo fondamentale in questo libro e continua ad averlo nella mia scrittura. Il piano, la creazione di un piccolo mondo è quel che consente – almeno questa è l’idea – all’io lirico di staccarsi dall’autore, quindi da me, e di assumere un suo senso proprio. Ciò che permette che io non parli a me stessa, che rende possibile il definirsi di quella dinamica di riconoscimento di cui tu parli. […] Inoltre non tutto nella raccolta ha la stessa potenza, ma tutto serve. Ci sono pezzi ‘di giunzione’ dal contenuto meno forte di altri che servono però per andare da un punto all’altro; e ci sono testi di tremenda angoscia nascosti dal gioco della rima o da altri escamotage. Mi piace giocare con la grammatica, con la punteggiatura – ma seriamente. Ora questi stessi testi si stanno piegando al progetto di un audiolibro, un lavoro ancora diverso, che sta richiedendo un’attenzione nuova e una nuova progettualità. Mi diverto molto.”

[Leggi qui]

Vita da editor: Invito alla lettura di Pierluigi Cappello

Vita da editor: Invito alla lettura di Pierluigi Cappello

Ieri, su Vita da editor, Giovanni Turi ha chiesto ad Antonio Lillo di Pietre Vive Editore insieme a Clery Celeste di Atelier Poesia e Serena Di Lecce di Millelibri – Poesia e altri mondi di dir qualcosa su Pierluigi Cappello, poeta assai amato da queste parti. Pochi giorni fa, proprio Vitantonio chiedeva informalmente ad alcuni amici quali libri di poesia usciti negli ultimi anni potessero ritenersi, a loro avviso, imprescindibili. E primo fra tutti, è stato indicato proprio “Azzurro Elementare” di Cappello, che come ben dice Serena Di Lecce è già un classico contemporaneo. Qui si possono leggere i loro interventi.

Carlo Tosetti su L’EstroVerso

Carlo Tosetti su L’EstroVerso

Oggi su L’Estroverso intervista al nostro Carlo Tosetti a cura di Grazia Calanna.

“Oggi nella categoria “poesia” si comprendono – a torto o a ragione – una serie infinita di stili e composizioni. Ad un polo troviamo la poesia che guarda alla metrica, agli antipodi forse è piantato il vessillo della poesia in prosa (o come si voglia chiamare questo genere).
Nel lungo tragitto fra i due poli si incontrano infinite sfumature del verso e credo che per ognuna siano differenti i requisiti, per sancire la compiutezza di un testo. Nel mio caso, per come amo scrivere e leggere, ritengo sia la fluidità, la musicalità.”

[Leggi qui]

Carlo Tosetti su Pangea

Carlo Tosetti su Pangea

Oggi su Pangea intervista a Carlo Tosetti che parla della sua idea di poesia, di Wunderkammer e di progetti futuri. A cura di Gabriele Galloni.

Osservato Wunderkammer con questo approccio, l’orrore di alcune poesie emerge per contrasto con ciò che tratta la poesia, abitualmente: le folaghe venivano cacciate e consumate. Il nàrvalo è fonte proteica e di vitamina per i popoli dei ghiacci. I grilli catturati a Firenze sono parte delle nostre tradizioni. Il disastro ferroviario di Balvano è un fatto accaduto.

[Leggi qui]