Carlo Tosetti su Pangea

Carlo Tosetti su Pangea

Oggi su Pangea intervista a Carlo Tosetti che parla della sua idea di poesia, di Wunderkammer e di progetti futuri. A cura di Gabriele Galloni.

Osservato Wunderkammer con questo approccio, l’orrore di alcune poesie emerge per contrasto con ciò che tratta la poesia, abitualmente: le folaghe venivano cacciate e consumate. Il nàrvalo è fonte proteica e di vitamina per i popoli dei ghiacci. I grilli catturati a Firenze sono parte delle nostre tradizioni. Il disastro ferroviario di Balvano è un fatto accaduto.

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Antonio Lillo su Laboratori Poesia

Antonio Lillo su Laboratori Poesia

Oggi su Laboratori Poesia una Intervista ad Antonio Lillo sul suo lavoro in Pietre Vive Editore.

Parlo per me, che sono un editore meridionale. Un interesse c’è, nel senso che, rispetto agli inizi, è cresciuto il numero di invii di manoscritti, che per me significa che siamo passati a uno stato di maggiore notorietà verso gli autori. Gli invii fra l’altro ci arrivano da tutta Italia, non solamente dalla Puglia, siamo fra i pochi editori pugliesi ad avere un parco autori a carattere nazionale più che regionale. Il problema è che, considerata la posizione geografica siamo tagliati fuori da tutta una serie di circuiti di potere o traffico editoriale relativo alla poesia. Si parla tanto della poesia sui social, ma alla fine, salvo poche eccezioni, le cose serie si fanno ancora per conoscenza diretta o personale, amicizia o inciucio. Quindi, visto che tutto o quasi tutto succede su, se non sei su, non sei. Certo, ci si potrebbe spostare, ma spostarsi ha dei costi non confortati alle vendite, così si fa fatica doppia per riaffermare la propria esistenza. Le vendite rispetto agli inizi, quando c’era l’effetto novità, sono calate. Ed è che ci sforziamo di fare sempre dei buoni prodotti. Ma la gente non legge poesie, la gente non legge racconti, la gente non legge e basta, manco le proprie lapidi al cimitero. Ultimamente ho osservato, a fronte di una maggiore attenzione per la poesia in internet, un maggiore disinteresse da parte delle librerie, persino le indipendenti. Molte non prendono i nostri libri perché “la poesia non vende”, ovvero non solo non li propongono, nemmeno ci provano. Siamo finiti al paradosso che si fanno le campagne in favore delle librerie che vanno salvaguardate dall’abbandono, mentre i piccoli editori di poesia, l’ultimo anello della filiera editoriale, in pratica la serie C, vengono abbandonati da tutti senza problemi e spesso considerati, nell’opinione comune, dei semi-truffatori.

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Antonio Lillo su Les Flaneurs Magazine

Antonio Lillo su Les Flaneurs Magazine

Oggi su Les Flaneurs Magazine intervista a Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra parla di Pietre Vive Editore

Ma l’importante, secondo me, è lavorare senza fretta sulla qualità del proprio prodotto, magari fare un libro in meno ma sempre al meglio che si può, e lavorare sulla lunga distanza, puntando a fare ogni giorno pochi passi in avanti. Poi vabbe’, si deve stringere la cinghia e non ci si può permettere di fare troppe follie, lo sappiamo. Ma, ti dico, quando ho cominciato tutti mi ridevano dietro e mi dicevano che non sarei arrivato da nessuna parte. A cinque anni di distanza non ho debiti, non ho mai truffato nessuno con contratti assurdi e ho conquistato, credo, quel minimo di dignità editoriale per cui posso andare in giro a testa alta.

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Intervista a Sergio Pasquandrea su Versante ripido

Intervista a Sergio Pasquandrea su Versante ripido

Oggi, su Versante ripido intervista a Sergio Pasquandrea a cura di Paolo Polvani. Si parla di poesia e della sua ultima raccolta, Approssimazioni e Convergenze.

“La poesia è esattezza. È stato Baudelaire, se non sbaglio, a paragonare il poeta a un matematico, e il paragone regge, a patto che si accetti il mistero inaggirabile che sta alla base della scrittura poetica. So che in ciò che scrivo ci sono delle regole, ma non saprei esplicitarle nemmeno a me stesso. Però, se le trasgredisco, me ne accorgo.”

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Michele Paoletti intervista Lillo

Michele Paoletti intervista Lillo

Intervista di Michele Paoletti ad Antonio Lillo su Laboratori Poesia.

Non è niente di rivoluzionario, a pensarci bene, ma è il libro a cui sto lavorando adesso e mi dà una certa gioia. Negli ultimi dieci anni ho prodotto così tanta roba che non si riesce nemmeno a trovare il tempo e lo spazio per pubblicarla tutta. Così, arrivato ai quaranta, mi sono accorto di avere già detto tutto quello che avevo da dire. Potrei ripeterla, ma perché?

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Intervista Domenico Maggipinto su Temperamente

Intervista Domenico Maggipinto su Temperamente

Pubblicata oggi su TEMPERAMENTE una bella intervista a Domenico Maggipinto che parla di Isola, opera vincitrice di Luce a Sud Est – concorso di scrittura sociale, che presto, attraverso B.digital diventerà un audiolibro per Pietre Vive Editore. A intervistarlo Azzurra Scattarella.

“Non credo di essermi ispirato a nessuno in particolare, nello scrivere Isola ho voluto conservare un linguaggio per certi versi biblico e poetico, facendo spesso scivolare la prosa in un sermone di Jonny Cash. Il timbro è molto evocativo e descrittivo, esattamente come un predicatore battista ispirato farebbe la domenica mattina.”

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Sempre su Temperamente è possibile leggere una recensione a Isola.

Isola è una storia di acqua e di sale. Nell’isola di Giona non c’è altro che questo, ovunque ci si volti; l’idea, la possibilità di abbandonare l’isola, di cambiare vita e staccarsi dalla propria insita natura di sale, è cosa infausta e inapplicabile.

Nuovi atlanti della poesia

Nuovi atlanti della poesia

È un fatto quasi naturale, per addetti ai lavori e appassionati, che periodicamente si avverta l’esigenza di fare il punto e tracciare una mappa poetica della propria terra. Nell’ultimo periodo, dunque, abbiamo visto nascere numerosi atlanti online della poesia italiana, alcuni dei quali palesemente confusi, in cui ad esempio si indicano come poeti di area meridionale nomi che col sud non c’entrano nulla, oppure omettere o dimenticare persone invece necessarie. In tale calderone il gruppo Tinelli Poetici sta cercando di affrontare l’identica impresa ma focalizzandosi esclusivamente sui poeti pugliesi, cosa che finora mi pare avesse fatto solo l’editore Gelsorosso in collaborazione con l’Archivio della poesia pugliese della Biblioteca di Noci. Sono passati già parecchi anni da allora, the times they are a changing e qui ci sono nuovi poeti che bussano alle porte, fra cui molti autori di Pietre Vive Editore, uno dei quali è il tipo che fa il duro nella foto qui sopra.

Nella pagina che mi hanno dedicato sono prensenti una breve nota biografica, alcune poesie tratte dai miei libri e l’intervista che riporto.

Come e quando si è manifestata la tua passione per la poesia? 
Alle scuole medie, incrociando I fiumi di Ungaretti durante la più pallosa lezione di matematica della storia. Stavo sfogliando l’antologia sotto il banco e il professore mi beccò e mi mazzolò per bene. Da allora mi resta l’idea romantica della poesia come alternativa alle istituzioni. Anche per questo, credo che la Scuola sia un luogo fondamentale per la diffusione della poesia, così come di tanti altri generi, come ad esempio l’opera. Bisognerebbe fortemente ripensarla a cominciare da chi la pensa male.
Che rapporto hai con la tua terra? È presente nei tuoi versi? 
Sì e molto, credo. Soprattutto perché non faccio grande vita mondana e, dai trent’anni in su, ho una maggiore consapevolezza di certi meccanismi che legano la parola al paesaggio, cosa che mi spinge sempre più alla riscoperta del mio dialetto. In questo modo la mia terra sta già posata sulla lingua prima ancora che la pensi.
Ci sono temi particolari ai quali la tua poesia è legata? 
Nell’ordine: problemi sentimentali o con la gnocca, problemi con la morte, problemi col lavoro, problemi col mio presente. Non proprio una poesia pacificata, insomma, ma cerchiamo di non farlo pesar troppo.
Ci sono autori nei confronti dei quali ti senti in debito? autori che sono tuoi punti di riferimento?
Tanti. I più significativi però sono quelli che non riconosce nessun altro.
In qualità di editore, che idea ti sei fatto della poesia di autori pugliesi? Pensi che ci siano autori di buona qualità? 
Sono sincero, sto ancora cercando di capire se quelli che vivono altrove, da più di dieci o vent’anni, possano considerarsi autori pugliesi solo perché sono nati qui e vivono la nostalgia del Sud. Se sì, ce ne sono certamente moltissimi. Se no, ce ne sono alcuni di buona e anche di ottima qualità, non sempre riconosciuti come meriterebbero. Poi ci sono anche un sacco di scresce e di gramigne, come immagino dovunque.
E cosa pensi degli editori di poesia operanti in Puglia? Nel corso degli ultimi anni si stanno imponendo a livello nazionale? Concordi con questa mia sensazione?
Lino Angiuli una volta mi disse che se volevo fare l’editore al Sud dovevo prepararmi a fare il doppio della fatica degli altri perché la strada, anche geograficamente, è due volte più lunga. Per cui penso che per fare gli editori qui bisogna avere buone gambe. Non conosco moltissimi altri editori pugliesi di poesia, in verità. Quei pochi che conosco li vedo sbattersi in giro a più non posso, per cui direi che già questo è buon segno di longevità editoriale. Quanto all’imporsi a livello nazionale non sono così convinto che si vada oltre la forma. A me pare che siamo ancora in una situazione di sudditanza editoriale che porta all’invisibilità. Non è che non sappiano che siamo bravi, ma semplicemente viviamo altrove, in questa sorta di confino rispetto ai centri di potere editoriale, e allora non ci considerano proprio.
Intervista su Words Social Forum

Intervista su Words Social Forum

Come hai cominciato a lavorare nell’editoria?

In verità mi ci ha trascinato un amico. Per quanto mi riguardascrivo più o meno da sempre, ma visto che mi ritengo persona mediamente intelligente non mi sarei mai imbarcato in una avventura editoriale che, dicono tutti a ragione, prospetta soltanto «sangue sudore e lacrime». Invece mi ci sono ritrovato mio malgrado, per colpa di questo amico che prima mi ha proposto la cosa e poi è scomparso, e visto che ci ho preso gusto ma mi sentivo solo, ho pensato di fare come lui, trascinandoci dentro quante più persone possibili, nella speranza che anche loro un giorno creino altri mostri come noi. Chiamala pureuna forma virale di sadomasochismo collettivo.

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[Nell’mmagine, opera del genio di Moebius]