Roberto R. Corsi su Poesia del nostro tempo

Roberto R. Corsi su Poesia del nostro tempo

Oggi su Poesia del nostro tempo è possibile leggere una selezione, a cura di Silvia Rosa, di poesie da La perdita e il perdono di Roberto R. Corsi.

“E se proprio non puoi la vita e la poesia che desideri,
gustale di nascosto come una pizza surgelata al salame piccante.”
Se un verso così lo avesse scritto il newyorkese Frank O’Hara (capacissimo di farlo) oggi tutti direbbero che era provocatorio e innovativo. Siccome lo ha scritto il Corsi, che è di Firenze, il massimo che gli diranno sarà: Ma come si è permesso, ancora una volta, di rovinare tutto.

 

Francesco Salvini su Bestiario Fiorito

Francesco Salvini su Bestiario Fiorito

Trovandoci davanti a un libro calato in un periodo di storia recente (dalla caduta di Berlusconi all’avvento di Renzi), il rischio è che la poesia sviluppi una data di scadenza. Questo è l’unico apparente difetto: qui ci sono molti testi, non tutti allo stesso livello; alcuni (estinto l’impeto) evitabili, altri (per la loro bellezza) decisamente inevitabili.

Conoscendo il serafico Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, mai mi sarei aspettato un Antonio Lillo così passionale; nell’urgenza del momento lui si mette in gioco e sperimenta diverse forme, dalla lirica “classica” alla prosa poetica, dall’invettiva in latino al dialetto. Ne esce un libro “tanto”: pieno di testi, talvolta un tanto al chilo, ma ricchissimo di spunti.
Vitantonio è un editore: la poesia per lui è un lavoro. Nel mondo del guadagno e del capitale, l’autore è l’unico che costitutivamente possa dire di fare poesia per vivere. Ecco che, nei suoi testi, viene quasi sempre posto il filtro della letteratura, non in quanto mezzo ma in quanto prospettiva (sociale, culturale, esistenziale).
Antonio Lillo, da poeta certificato, è a suo agio nell’adoperare tante voci; per rappresentare un contesto variegato, sceglie di rendere mutevole il mezzo con cui comunica. In fin dei conti, il mondo pluristratificato in cui si cala è lo stesso descritto da Roberto R. Corsi, solo che quest’ultimo ha optato per un approccio più intensivo (pochi testi con più piani di lettura); Lillo invece ne preferisce uno estensivo, vuole raccontare, godersi l’atto, così come fa il lettore lasciandosi trasportare.
Bestiario (raccolta moraleggiante di creature – pur sempre bestiali) fiorito (nato ma anche or-nato) è un lungo serraglio di casi ed eventi umani in cui chi legge non può far altro che immergersi – e a tratti riconoscersi. C’è posto per tutti nel mondo di Lillo; nessuno però è al riparo dalla sua sferza. Tanto, alla fine, “piangere o ridere non cambia la realtà delle cose”.

 

Francesco Salvini su La perdita e il perdono

Francesco Salvini su La perdita e il perdono

A una prima lettura, questo libro di Corsi è semplice e immediato, un’antologia dei suoi “best of” già editi e, come coda, una nutrita miscela di inediti.

A una seconda lettura, ti rendi conto dei riferimenti colti, non solo poeti citati (Rilke, Kavafis, Pelliti) e non (Leopardi, Campana, qualcosa di Luzi), ma anche elementi di calcio e finanza. Inoltre inizi a subodorare un’atmosfera non proprio generica o casuale.
Alla terza lettura ti accorgi che la parte “già edita” è una dichiarazione di poetica e contesto, una doverosa anticamera alle cinque sezioni che seguono: la critica (in entrambe le sue accezioni) di/a un mondo (poetico, fisico, sociale) pluristratificato e pieno di problemi che si scoprono solo dopo una lettura approfondita, con sguardo attento – l’occhio del poeta ma anche del lettore che non si ferma al primo livello di comprensione, confondendo chiarezza con semplicità.
Roberto R. Corsi ci offre il libro di poesia sulla poesia di chi saggia la nicchia e sa di non poter durare, né come poeta, né come uomo anagrafico, tanto meno come rappresentante di una razza destinata all’estinzione.
Questa è la perdita; il perdono è il proseguire a dirlo col suo sorriso epigrammatico.

 

Fracesco Salvini su Cantare del deserto

Fracesco Salvini su Cantare del deserto

La forma, all’apparenza semplice, nasconde un attento lavoro di cesello; le strofe pentastiche, sempre presenti, a volte si palesano, altre volte si nascondono, talvolta vanno ricostruite (asservendo la forma a una resa visiva della storia) oppure strabordano nei testi successivi, rivelandone la sostanziale continuità.

Queste strofe raccontano la storia di un viaggio extra-ordinario, cioè fuori dalla narrazione che siamo solitamente abituati ad ascoltare sui migranti, ma ahimè fin troppo comune.
Partendo dall’espediente dell’anfora (testimonianza e traccia di vita, ma anche simbolo di naufragio), Ceci accosta l’orecchio e porta a galla una poesia che denuncia con la sua sola esistenza.
L’editore proprio ieri, parlando di ricci, migranti e di visione politica del mondo, ha ricordato Carlo Bordini che si chiedeva: “E noi che scriviamo poesie, cosa possiamo fare?” Ecco, scrivere (e pubblicare) quest’opera mi sembra un ottimo inizio.

 

La perdita e il perdono su Pergeion

La perdita e il perdono su Pergeion

Ecco uscita su Perigeion una bella recensione a La perdita e il perdono di Roberto R. Corsi a cura di Lorenzo Gattoni.

“se è vero che in qualche modo la scrittura esprime (e a volte rivela più di quanto si vorrebbe) chi la scrive, ebbene la pagina poetica di Corsi è un caleidoscopico attraversamento di esperienze; la scrittura – a suo modo esercizio di misura – non riesce a contenere l’esuberanza, l’élan vital, l’eclettismo dell’autore che così tracimano sempre in ironia, autoironia, motteggio, verve affabulatoria, in una affastellante concrezione. Ma sempre, sia detto anche questo, esprimendo nella scrittura sapienza stilistica e linguistica certamente rare.”
Oblò su Limina Mundi

Oblò su Limina Mundi

Oggi su Limina Mundi una nota di lettura, a cura di Adriana Gloria Marigo, a Oblò/Portholes di John Taylor, traduzione di Marco Morello, illustrato da opere di Caroline François-Rubino.

Tra Samos, Agosto 1976 e Bessans, Agosto 2014, nella coniugazione alchemica di mare e montagna in tempi distanti tra loro, il poeta John Taylor matura le sedimentazioni psichiche di un viaggio materico intimistico spirituale avvenuto nell’Egeo dove la potenza eliaca della luce scolpisce frammenta esalta le forme, il genio del mare induce l’occhio del poeta a lambire in modo immaginale le acque secondo uno sguardo affine alla visione:

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Fabrizio Bregoli su La crepa madre

Fabrizio Bregoli su La crepa madre

Ecco che sull’almanacco di Puntoacapo Editrice esce oggi una intensa recensione a cura di Fabrizio Bregoli a La crepa madre di Carlo Tosetti che si interroga non solo sul libro, ma proprio sul senso di una operazione letteraria come quella intrapresa da Carlo nel 2020:

“È un lavoro di frontiera, quello di Tosetti, che come tale può generare divisioni fra gli addetti del settore, opinioni contrastanti nei giudizi che se ne possono trarre sulla riuscita estetica nel suo insieme. Questo lavoro ha, in ogni caso, il coraggio di porsi come “rottura”, “crepa” necessaria a un certo esercizio routinario della scrittura: è un lavoro quindi originale, valido, un poema di ricerca senza sperimentalismi vacui. E, come ci ammonisce alla fine dell’opera l’autore, incarna l’idea di una scrittura viva e totale, che sarebbe sbagliato considerare solo gioco stilistico, “metafora, allegoria”.
Massimo Seriacopi su La perdita e il perdono

Massimo Seriacopi su La perdita e il perdono

Dal blog di Roberto R. Corsi una recensione, a cura di Massimo Seriacopi, di La perdita e il perdono.

Una nobiltà di intenti immersa in un corrosivo, amaro considerare la reale difficoltà dell’inserimento nella cosiddetta “società”, a volte insensata alla percezione (malata? O solo più affilata, più profonda e sincera?): e proprio questo contrasto contribuisce a dare energia e capacità d’impatto alle poesie di Corsi.

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Alessio Alessandrini su La perdita e il perdono

Alessio Alessandrini su La perdita e il perdono

Dal suo profili Instagram, la recensione di Alessio Alessandrini a La perdita e il perdono di Roberto R. Corsi.

Potrei semplicente consigliare di leggere il testo a pag 46 dal titolo “Da capo a fondo”, leggerlo e rileggerlo più volte, (vale l’intero biglietto, come si dice), tanto basterebbe a comprendere l’antifona di questo libello travolgente e straordinario che rende ossigeno a una poesia, quella contemporanea, in fase di profonda asfissia. La perdita e il perdono è una raccolta ottimamente congeniata sia graficamente, con la bellissima copertina, sia negli apparati, penso alla presentazione dell’autore nel retro che sancisce (e santifica) tutto, che nella struttura interna con rimandi e un macrotesto che evidenzia il raffinato lavoro editoriale. Roberto R. Corsi più di una volta prova a mettere le mani avanti, a dirci che lui proprio non ci riesce a essere come i molti poeti del lirico e della glassa, né a imbonire il lettore politicamente corretto, e questo è il seme e il frutto, il bene e il tutto, di questa raccolta. Caustica quando deve esserlo, dolente, demistificatrice, irridente e sopratutto fresca pur nella sua tradizionale struttura metrica. Poesia colta, si dirà, e per fortuna…! Per pochi? Meglio ancora….! Se potessi correrei ora a casa del Corsi a ridere di buon gusto alle sue battute, mi gratterei le palle sul Lungarno insieme a lui, con lui ad osservare il gioco vano delle onde e dei suoi/nostri metri, a guardare i versi andarsene innocenti e perversi e stupire, nel riso che abbonda, di ritrovare, come solo resto, una arrendevole disperazione. Perché è proprio l’innocenza quella che è andata persa insieme al sogno di un bambino interrotto dal drago cementizio, il resto è una supplica affinché ci si perdoni di aver ceduto inermi a tanta inadeguatezza. Resta, forse, il risarcimento della poesia, ma è cenere anche quella : “Da essa uno, due versi/poi più nulla.”