Sulla proposta di manoscritti

Sulla proposta di manoscritti

Finora, nonostante avessimo cercato di porre un freno all’invio di manoscritti attraverso un regolamento a cui attenersi – costantemente eluso o ignorato dagli autori – abbiamo anche provato, per gentilezza, a tenere i piedi in due staffe, dicendo cioè che non si accettavano più manoscritti, ma continuando a rispondere a tutti e ad accettare le loro proposte. Abbiamo così generato un grande equivoco confluito in una mole di letture che non ha fine, scoraggiante, e peraltro impossibile da soddisfare nelle attese: ci vorrebbero dieci anni solo per pubblicare quanto ci è arrivato quest’anno. Né ci è possibile, come ci chiedono, scrivere delle schede di valutazione per ogni opera, persino per le rifiutate. Inoltre, anche se crediamo e incentiviamo i rapporti alla pari, da compagni, ci rendiamo conto di aver creato un’atmosfera eccessivamente famigliare dove sono venute meno, delle volte, le barriere del rispetto lavorativo. Non ultima la cattiva abitudine di chiamare alle ore più disparate per chiedere “come va la lettura” o lamentandosi della nostra lentezza (!). Di questo mi assumo io per primo la responsabilità. Ma, dovendo rimettere ordine a tutto questo, a partire da oggi non risponderemo più alle mail di proposta di una pubblicazione, così da non incentivare ulteriormente questo sistema. Troverete tutte le istruzioni che servono sul sito.

Giovanni Laera su Bologna in Lettere

Giovanni Laera su Bologna in Lettere

Per Bologna in lettere Sonia Caporossi dedica una nota critica a Fiore che ssembe di Giovanni Laera.

Oggi è la giornata di Giovanni, che in queste ore è a Barcis per riscutere il premio come finalista al premio Giuseppe Malattia della Vallata, sempre per le sue poesie in dialetto di Noci.

“Si arriva anzi a ritenere, andando avanti con la lettura, che sia proprio a causa delle esigenze pulsionali e irripetibilmente soggettive e private della parole che l’ordine classico del passaggio di codice dall’italiano al vernacolo sembra sovvertito nel suo contrario: esso, in realtà, ha compiutamente trovato un ordine logico-comunicativo nel trapasso consunstanziale tra la lingua madre e una sorta di lingua padre, per così dire, adulta e matura, che non opprime più il parlante nello strazio socioantropologico e psicanalitico dell’abbandono e della nostalgia.”

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John Taylor su Bologna in Lettere

John Taylor su Bologna in Lettere

Su Bologna in lettere la nota critica di Sonia Caporossi a Oblò/Portholes di John Taylor, nella traduzione di Marco Morello, e con le preziose illustrazioni di Caroline François-Rubino.

“Nella traduzione di Marco Morello, la lingua inglese, strutturalmente asciutta, essenziale, esangue e per questo tra le più adatte a rappresentare l’evocatività in senso puro, viene trasposta in una modulazione rarefatta, ovattata, riuscendo a rendere compiutamente il senso di allucinazione e abbandono che permea l’intera opera.”

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John Taylor su Imperfetta Ellisse

John Taylor su Imperfetta Ellisse

Su Imperfetta Ellisse recesione a Oblò/Portholes di John Taylor, traduzione di Marco Morello, illustrazioni, di Caroline François-Rubino, postfazione di Franca Mancinelli, a cura (ottima) di Giacomo Cerrai.

“Credo, soprattutto alla distanza di anni da quegli anni ’70, che Taylor abbia operato in maniera più ragionata eppure creativa di quanto appaia, assumendo su di sé, come direbbe Paul Ricoeur, la responsabilità di immettere l’immaginazione del poeta nella distanza del tempo, superando i limite stessi della memoria, che è sempre “sfocata”, blurred. Scegliendo mezzi, segni, simboli, stile: la luce e l’arco che essa disegna nella notte; gli elementi della natura (la cui visione è focalizzata dall’oblò) tratteggiati come primordiali, “nuovi” per il nuovo; la prosodia franta come un respiro corto e tuttavia ostinato che ben rappresenta lo sforzo che deve fare la parola, seppure poetica, per verbalizzare il pensiero, farne immagine raffinata.”

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La Crepa Madre su Inverso

La Crepa Madre su Inverso

Oggi su Inverso – Giornale di poesia una nota di lettura a La Crepa Madre di Carlo Tosetti, a cura di Alfredo Rienzi

Una struttura rigorosa, un ordine assoluto nel quale si preannuncia e avviene il simbolo del disordine agito: la distruzione, il crollo, “un barrito minerale/ […] di pietre frante”.
Nell’intramatura dove dominano i lessemi correlati e connotanti di “crepa”, “casa”, “muro/i” si snoda un avvincente racconto che l’Autore, ci avvisa (Avviso, pag. 7) essere basato su “vicende […] intreccio di fantasia e convinzioni attecchite nel substrato dei miei ricordi”.

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La nostra classe sepolta su Bibliovorax

La nostra classe sepolta su Bibliovorax

Oggi su Bibliovorax Gabriella Venera Vania Grasso per #limoni parla dell’antologia La nostra classe sepolta con un articolo e un’intervista alla curatrice Valeria Raimondi:

“Di Ruscio ci lascia in eredità un’idea di lotta politica irriducibile, ancora praticabile e reale: Siamo nella creazione prima del caos, quindi siamo ancora a costruire qualcosa come lotta viva, solo momentaneamente indistinta, sepolta sì, ma non arresa.”

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