Comunicato Luce a Sud Est – VI edizione

Comunicato Luce a Sud Est – VI edizione

Comunichiamo che alla sesta edizione del premio Luce a Sud Est (2018-2019) non seguirà la pubblicazione del libro del vincitore del concorso, “Istruzioni alla rivolta” di Davide Galipò, la cui uscita era stata programmata per marzo 2020, in quanto lo stesso Autore, a fronte di una serie di incidenti che hanno completamente minato la fiducia reciproca, ha preferito rinunciarvi “per divergenze di natura umana nonché intellettuale”, come lui stesso ha evidenziato formalmente a Pietre Vive, che ovviamente non ha inteso opporvisi. Riteniamo di dover soprassedere, non fosse altro che per l’età e il temperamento dell’Autore, ad accuse ingiustamente e pubblicamente mosse nei nostri confronti, lasciando che a dimostrarne l’assoluta infondatezza siano prima di tutto le nostre scelte editoriali e umane.

Sabine Dewulf su Portholes di John Taylor

Sabine Dewulf su Portholes di John Taylor

Abbiamo tradotto dal francese la bella recensione di Sabine Dewulf a Portholes di John Taylor (edito in Italia da Pietre Vive con il titolo Oblò), pubblicata su «Le Miroir d’or».

Oggi vi presento una splendida raccolta, a partire dalla poesia che vi traccia le sue linee marine, la pittura dai suoi cerchi azzurrognoli, fino all’impaginazione, che lascia i fogli liberi come quelli del libro di un artista: “Hublots (Portholes)”, edizione bilingue, traduzione di Françoise Daviet, uscito nel 2016 per le edizioni L’oeil ébloui (L’occhio stupefatto, N.d.T.). Il nome dell’editore è sorprendentemente in linea con il titolo di questo libro: l’oblò non è, in questo caso, un occhio stupefatto dalle cose intraviste?

Il poeta John Taylor e la pittrice Caroline François-Rubino hanno lavorato insieme per offrirci quest’opera particolarmente omogenea, dove gli oblò permettono contemporaneamente di vedere, di immaginare e di ricordare. Oltre a questa cornice circolare ben definita, che permette di far sfilare i diversi paesaggi di una traversata marittima, l’oblò si propone a una nostra lettura come la metafora di una coscienza umana, di volta in volta sognante, nostalgica, metafisica. Il punto sta in ciò che è percepito, ciò che emerge dalla massa informe del caos per entrare nella luce o, al contrario, di ciò che torna nell’oscurità silenziosa. Contemporaneamente possiamo leggervi un’immagine delle nostre traversate esistenziali, tra burrasche, tempesta e bonaccia, con questo sfondo dello sguardo stupefatto, pronto a sorprendersi di fronte a ciò che sorge o si spegne, nei movimenti quasi respiratori della marea, il saliscendi della nave. Man mano che il paesaggio cambia è proprio l’oblò che dà stabilità alla traversata. Il blu può sbiadirsi, il contorno circolare sfumare, resta sempre lo schizzo di un contorno cosciente, di qualche linea danzante, che sia d’inchiostro o di pittura… L’osservatore con il quale siamo qui invitati a coincidere costituisce l’invariabile sfondo degli avvenimenti del paesaggio. Lui diventa questo silenzio, o questa notte che risorge sempre, questi, a loro volta, diventano questo cerchio unico, quest’occhio persistente, indefinitamente cosciente, anche dell’estinzione del giorno: Tu sai/ che una nuova notte/circonderà il giorno/ spuntando/sempre meno luminoso…”

Sfioriamo, allora, persino l’enigma di esistere, nella sua bellezza suprema: un annientamento che si apre imponente al mondo, l’eternità di una coscienza segreta, che infinitamente oltrepassa i nostri occhi mortali. Questo splendido libro di foschia e di mare ci aiuta, così, a rileggere il mondo mutevole delle cose come la traccia effimera della nostra permanenza, la nostra veglia senza fine: “L’oblò/ è l’ultima forma che resta”…

Elvio Ceci su Famiglio

Elvio Ceci su Famiglio

Condividiamo, dal blog di Elvio Ceci, questa nota a Famiglio di Pierpaolo Miccolis.

…è un libro d’arte in cui all’interno si ritrova un esercizio a la Queneau ma di acquarelli in cui figure di animali (principalmente rapaci, come il barbagianni e l’assiolo; ma anche un gatto) vengono elaborati con colori e figure differenti. Ma sempre elegantemente nuove e sorprendenti. C’è un’inquietudine logica nei sui disegni, forse data dallo spirito di ricerca che si percepisce nelle opere. Nelle lingue romanze come in quelle indiane, le Strigidi sono le trasformazioni delle streghe (prima ancora della Dea Madre, come mostra Gimbutas), che si muovono furtive di notte affondando la loro demonicità nell’inganno, nel sogno. Quanto di onirico c’è nelle raffigurazioni di Miccolis!

[leggi qui]

Settimo anno

Settimo anno

ANNO. Il pomeriggio del 6 gennaio 2013, fra le 15.00 e le 16.00 circa, io, Roberto Lacarbonara e Giuseppe Vinci, nella sala da tè del bar Gran Caffè di Locorotondo, firmavamo il verbale per la nascita del progetto Pietre Vive Editore, di fronte a tre cioccolate calde e un piatto di bignè alla crema. Eravamo il corrispettivo umano/imprenditoriale del film Tre nel Mille (versione povera dell’Armata Brancaleone), e con tali premesse non sapevo quanto saremmo andati avanti. Lacarbonara, che era più convinto di me, come suo solito mi diceva: Tranquillo, andrà benissimo! E infatti un anno e mezzo dopo ci siamo separati. Eppure, incredibillmente, in qualche modo, nonostante me, Pietre Vive sta ancora in piedi, giunge oggi al suo settimo anno di vita. Che è, notoriamente, l’anno della crisi. Se superiamo anche questo, mi dico, allora il peggio sarà passato e potrò finalmente cominciare a rilassarmi.

Antonio Lillo

Igor Ferri su La nostra classe sepolta

Igor Ferri su La nostra classe sepolta

Condividiamo qui la rencesione di Igor Ferri a La nostra classe sepolta, antologia a cura di Valeria Raimondi.

Va da sé che senza scomodare Protagora, il quale ci ricorda che la realtà oggettiva “appare” differente in base agli individui che la interpretano (e in base a differenti variabili culturali, sociali, identitarie ecc.), questo libro andrebbe letto da chiunque volesse affrontarlo ponendosi nell’ottica della verità oggettiva, quella dei fatti che accadono.

[Leggi qui]