Alessio Alessandrini su La perdita e il perdono

Dal suo profili Instagram, la recensione di Alessio Alessandrini a La perdita e il perdono di Roberto R. Corsi.

Potrei semplicente consigliare di leggere il testo a pag 46 dal titolo “Da capo a fondo”, leggerlo e rileggerlo più volte, (vale l’intero biglietto, come si dice), tanto basterebbe a comprendere l’antifona di questo libello travolgente e straordinario che rende ossigeno a una poesia, quella contemporanea, in fase di profonda asfissia. La perdita e il perdono è una raccolta ottimamente congeniata sia graficamente, con la bellissima copertina, sia negli apparati, penso alla presentazione dell’autore nel retro che sancisce (e santifica) tutto, che nella struttura interna con rimandi e un macrotesto che evidenzia il raffinato lavoro editoriale. Roberto R. Corsi più di una volta prova a mettere le mani avanti, a dirci che lui proprio non ci riesce a essere come i molti poeti del lirico e della glassa, né a imbonire il lettore politicamente corretto, e questo è il seme e il frutto, il bene e il tutto, di questa raccolta. Caustica quando deve esserlo, dolente, demistificatrice, irridente e sopratutto fresca pur nella sua tradizionale struttura metrica. Poesia colta, si dirà, e per fortuna…! Per pochi? Meglio ancora….! Se potessi correrei ora a casa del Corsi a ridere di buon gusto alle sue battute, mi gratterei le palle sul Lungarno insieme a lui, con lui ad osservare il gioco vano delle onde e dei suoi/nostri metri, a guardare i versi andarsene innocenti e perversi e stupire, nel riso che abbonda, di ritrovare, come solo resto, una arrendevole disperazione. Perché è proprio l’innocenza quella che è andata persa insieme al sogno di un bambino interrotto dal drago cementizio, il resto è una supplica affinché ci si perdoni di aver ceduto inermi a tanta inadeguatezza. Resta, forse, il risarcimento della poesia, ma è cenere anche quella : “Da essa uno, due versi/poi più nulla.”

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