«La poesia non va letta, va detta».
Ci ha detto così Sergio Polimene, più o meno dieci minuti dopo essere arrivato in Puglia con Paolo Girella per il corso di tre giorni sugli audiolibri che abbiamo organizzato qui con Emons. Ci avevano chiesto a cosa fossimo interessati in particolare degli audiolibri, e noi gli abbiamo risposto che volevamo produrli, ma di poesia.
“Va detta” nel senso che la devi sentire e dire di conseguenza, e non semplicemente interpretare, col rischio di sviarla dal suo solco. Va detto, anche, che i nostri autori sono quasi tutti vivi, e questo ci ha molto consolato. Quel che non capiamo dei loro versi siamo ancora in tempo a chiederlo a loro.


Abbiamo passato tre giorni (dal 25 al 27 novembre) parlando di questa dimensione del libro che ci affascinava ma non conoscevamo, non davvero. Tre giorni che hanno dato nuova spinta ai nostri propositi e hanno acceso l’interesse dei curiosi. Quando abbiamo presentato il progetto a Funder35, l’audiolibro ci sembrava una valida alternativa al libro cartaceo, in virtù della sua natura, per certi versi assai classica, di storia “detta” – proprio come già prima della scrittura, quando ci si atteneva a un rigido schema di metri e rime per ricordare a memorie pagine e pagine di storie che venivano raccontate alla comunità, e adesso ci si rifà al testo, senza improvvisazione, per rendere il libro con la voce.

Ma nella nostra ingenuità, pensavamo fosse un mercato di nicchia, o ancora in espansione. Lo è ma soltanto in Italia, dove siamo sinceri tutto è di nicchia se riguarda l’arte e la cultura. Invece, e la cosa ci ha molto impressionato, la differenza di numeri fra Italia e tanti paesi d’Europa (Germania, Inghilterra) dove l’audiolibro è diffusissimo, è spaventosa. C’è un mercato immenso oltre i nostri confini, dove quasi subito di ogni libro viene prodotta la versione audio, e viene considerato anche a livello scolastico un potente mezzo per appassionare fin da bambini alla lettura, cosa che spesso in Italia viene negata dai metodi di insegnamento dove il libro è il libro, e il libro cartaceo che favorisce l’apprendimento a memoria, è l’unica possibilità. Insomma, si scontrano qui due culture del libro, quella italiana che lo intende come mezzo, e quella europea che lo intende come fine. Noi in questo ci siamo sentiti molto europei.
Non per nulla Amazon ha aperto Audible, un società apposta per gli audiolibri. Il mercato è in continua espansione e noi siamo in tempo a cavalcarlo. È una bella sensazione sentirsi dentro il cambiamento in atto e non quelli arrivati dopo.
Quanto ai corsi, per i più curiosi come i tanti che ci hanno chiamato per informarsi, si sono svolti in maniera molto informale, sul doppio fronte tecnico e pratico.
Tecnico, con Sergio Polimene, per quanto riguarda l’inquadramento nel mercato, la gestione dei costi e poi la parte burocratica di registrazione del libro sul mercato, i problemi con la Siae la cui modulistica ci è parsa farraginosa in maniera imbarazzante e spesso insensata.

Pratico, con Paolo Girella, per l’impostazione del rapporto in sala di registrazione fra i tre attori dell’audiolibro: il lettore, il fonico e il regista, ruolo assai più fondamentale di quanto già non pensassimo. In questo senso il corso si è suddiviso in una prima parte preparatoria: la scelta del testo, la scelta della voce, il taglio da dare all’opera, i macchinari di registrazione, la postura del lettore e l’uso più corretto del microfono. E poi in una seconda fase, direttamente in sala di registrazione, in cui Paolo ci ha fatto vedere, con il supporto di Giuseppe Mariani come fonico e Francesca Montanaro come lettrice, come si svolge la registrazione di alcune pagine, quali sono gli errori più frequenti, come intervenire sull’attore, come impostare un buon rapporto con lui e come creare la giusta tensione da cui si genera il libro. Perché come giustamente ci hanno detto: «Un attore troppo perfetto poi risulta noioso».
Le esercitazioni in sala hanno visto dunque la classe suddividersi nei ruoli di registi e lettori per capire meglio le varie problematiche connesse alla registrazione. E personalmente chi scrive ha avuto il suo primo blocco di fronte a una parola di cui non solo non conosceva la pronuncia ma non ce n’era nemmeno traccia in internet. Tu diresti che la parola non esiste, e invece c’è: sta su un libro infatti, e sapere come si pronuncia diventa un tuo problema, oltre che una ricerca personale e poi un arricchimento del tuo bagaglio.

Infine in collegamento skype, un tecnico di Emons, Andrea Giuseppini, ci ha mostrato come si interviene in genere sui file per ripulirli dalle imperfezione ed editare l’audio definitivo.
Ecco, già detta così è stata una bella esperienza. Poi abbiamo goduto dei mille aneddoti, alcuni assai spassosi, altri irriferibili, sugli illustri interpreti di audiolibri per Emons. Su tutti, sempre per chi scrive, i preferiti riguardavano il da poco scomparso Paolo Poli, che proprio con Emons ha realizzato il suo ultimo lavoro.
Ma soprattutto, la cosa più emozionante è stata intuire il rapporto assai forte che lega tutta la squadra di Emons, che in Italia conta otto persone. Vedevo loro e pensavo a com’è bello arrivare a quel tipo di intimità, di rapporto “famigliare” in casa editrice, di singole persone che condividendo una stanza di lavoro danno sempre il meglio di sé ma come organismo. Mi ha scaldato il cuore.
Gliel’ho anche detto, a un certo punto: «La vostra realtà mi rincuora».
E loro mi hanno risposto: «Anche la vostra rincuora noi».
Sursum corda, dunque. C’è speranza.


