Portholes: una lettura

Portholes: una lettura

Ecco qui una lettura di Portholes di John Taylor. Il video è stato realizzato per la casa editrice dell’edizione francese del volume L’oeil ébloui.

Per la versione italiana, nella traduzione di Marco Morello, invece ci si deve rifare al volume Oblò/Portholes.

La copertina del video, così come del libro, è di Caroline François-Rubino.

Oblò/Porthholes su Poetarum Silva

Oblò/Porthholes su Poetarum Silva

Oggi su Poetarum Silva l’attesissima nota di lettura di Carlo Tosetti a Oblò/Poertholes di John Taylor tradotto da Marco Morello e con pitture di Caroline François-Rubino.

“L’oblò è un’apertura che circoscrive il campo visivo, possiede nel macrocosmo il medesimo potere che il microscopio ha nel microcosmo, isola i dettagli, rendendoli a sé stanti, avulsi dall’ambiente nella sua totalità. Sono i dettagli che fanno da mattoni a questa raccolta, dettagli esteriori, del fuori da sé, che si alternano, o risuonano con affratellati dettagli intimi, che gorgogliano dall’inconscio.”

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Elvio Ceci su Oblò

Elvio Ceci su Oblò

Su Il giornalaccio Elvio Ceci recensisce Oblò/Portholes di John Taylor, nella traduzione di Marco Morello, con dipinti di Caroline François-Rubino e postfazione di Franca Mancinelli.

È un poema molto intenso, pieno di immagini che ricordano degli acquerelli: sono molti infatti i termini del campo semantico dei colori e, quasi sinesteticamente, dei suoni. Il poema è saggiamente correlato da acquerelli di Caroline François-Rubino, dei paesaggi dipinti come fossero fotografie con il filtro fish-eye: dentro questi oblò, che sembrano foto ma sono quadri, passa il mondo con i suoi notturni, le sue tempeste e i suoi miraggi

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Premio Bologna in Lettere: prima selezione

Premio Bologna in Lettere: prima selezione

Ecco da Bologna in lettere i risultati della prima selezione del Premio per opere edite. Fra gli altri due autori di Pietre Vive Editore, Giovanni Laera con ‘Fiore che ssembe‘ e John Taylor con ‘Oblò/Portholes’. E adesso vai col secondo giro.

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Aggiornamento, le due opere in questione sono risultate fra le segnalate del premio. Entrambe, insieme alle altre, verranno presentare in una serata a tema, fra ottobre e novembre 2020.

Due recensioni a Oblò/Portholes

Due recensioni a Oblò/Portholes

Segnaliamo due recensioni a Oblò/Portholes di John Taylor con dipinti di Caroline François-Rubino.

La prima di Francesco Ottonello, uscita alcuni giorni fa su MediumPoesia, su può leggere qui.
La seconda di Rosa Pierno (di cui mostriamo solo la prima pagina, così comprate la rivista), è appena uscita su Menabò, quadrimestrale di cultura poetica e letteraria edito da Terra D’ulivi Edizioni. Ringraziamo di cuore Stefania Onidi che ce l’ha segnalata e che ci segue e che seguiamo sempre con affetto.

Sabine Dewulf su Portholes di John Taylor

Sabine Dewulf su Portholes di John Taylor

Abbiamo tradotto dal francese la bella recensione di Sabine Dewulf a Portholes di John Taylor (edito in Italia da Pietre Vive con il titolo Oblò), pubblicata su «Le Miroir d’or».

Oggi vi presento una splendida raccolta, a partire dalla poesia che vi traccia le sue linee marine, la pittura dai suoi cerchi azzurrognoli, fino all’impaginazione, che lascia i fogli liberi come quelli del libro di un artista: “Hublots (Portholes)”, edizione bilingue, traduzione di Françoise Daviet, uscito nel 2016 per le edizioni L’oeil ébloui (L’occhio stupefatto, N.d.T.). Il nome dell’editore è sorprendentemente in linea con il titolo di questo libro: l’oblò non è, in questo caso, un occhio stupefatto dalle cose intraviste?

Il poeta John Taylor e la pittrice Caroline François-Rubino hanno lavorato insieme per offrirci quest’opera particolarmente omogenea, dove gli oblò permettono contemporaneamente di vedere, di immaginare e di ricordare. Oltre a questa cornice circolare ben definita, che permette di far sfilare i diversi paesaggi di una traversata marittima, l’oblò si propone a una nostra lettura come la metafora di una coscienza umana, di volta in volta sognante, nostalgica, metafisica. Il punto sta in ciò che è percepito, ciò che emerge dalla massa informe del caos per entrare nella luce o, al contrario, di ciò che torna nell’oscurità silenziosa. Contemporaneamente possiamo leggervi un’immagine delle nostre traversate esistenziali, tra burrasche, tempesta e bonaccia, con questo sfondo dello sguardo stupefatto, pronto a sorprendersi di fronte a ciò che sorge o si spegne, nei movimenti quasi respiratori della marea, il saliscendi della nave. Man mano che il paesaggio cambia è proprio l’oblò che dà stabilità alla traversata. Il blu può sbiadirsi, il contorno circolare sfumare, resta sempre lo schizzo di un contorno cosciente, di qualche linea danzante, che sia d’inchiostro o di pittura… L’osservatore con il quale siamo qui invitati a coincidere costituisce l’invariabile sfondo degli avvenimenti del paesaggio. Lui diventa questo silenzio, o questa notte che risorge sempre, questi, a loro volta, diventano questo cerchio unico, quest’occhio persistente, indefinitamente cosciente, anche dell’estinzione del giorno: Tu sai/ che una nuova notte/circonderà il giorno/ spuntando/sempre meno luminoso…”

Sfioriamo, allora, persino l’enigma di esistere, nella sua bellezza suprema: un annientamento che si apre imponente al mondo, l’eternità di una coscienza segreta, che infinitamente oltrepassa i nostri occhi mortali. Questo splendido libro di foschia e di mare ci aiuta, così, a rileggere il mondo mutevole delle cose come la traccia effimera della nostra permanenza, la nostra veglia senza fine: “L’oblò/ è l’ultima forma che resta”…

Laboratori Poesia recensisce Oblò

Laboratori Poesia recensisce Oblò

Oggi su Laboratori Poesia c’è la recensione, a cura del sempre preciso Alessandro Canzian, di Oblò/Portholes di John Taylor coi i bellissimi dipinti di Caroline François-Rubino, la postfazione di Franca Mancinelli ed estratti dei versi in lingua originale e nella traduzione di Marco Morello.

Fra le altre cose Canzian ci fa i complimenti per l’impaginazione dei versi, cosa che detta da lui ci rende particolarmente orgogliosi.

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