Sabine Dewulf su Portholes di John Taylor

Sabine Dewulf su Portholes di John Taylor

Abbiamo tradotto dal francese la bella recensione di Sabine Dewulf a Portholes di John Taylor (edito in Italia da Pietre Vive con il titolo Oblò), pubblicata su «Le Miroir d’or».

Oggi vi presento una splendida raccolta, a partire dalla poesia che vi traccia le sue linee marine, la pittura dai suoi cerchi azzurrognoli, fino all’impaginazione, che lascia i fogli liberi come quelli del libro di un artista: “Hublots (Portholes)”, edizione bilingue, traduzione di Françoise Daviet, uscito nel 2016 per le edizioni L’oeil ébloui (L’occhio stupefatto, N.d.T.). Il nome dell’editore è sorprendentemente in linea con il titolo di questo libro: l’oblò non è, in questo caso, un occhio stupefatto dalle cose intraviste?

Il poeta John Taylor e la pittrice Caroline François-Rubino hanno lavorato insieme per offrirci quest’opera particolarmente omogenea, dove gli oblò permettono contemporaneamente di vedere, di immaginare e di ricordare. Oltre a questa cornice circolare ben definita, che permette di far sfilare i diversi paesaggi di una traversata marittima, l’oblò si propone a una nostra lettura come la metafora di una coscienza umana, di volta in volta sognante, nostalgica, metafisica. Il punto sta in ciò che è percepito, ciò che emerge dalla massa informe del caos per entrare nella luce o, al contrario, di ciò che torna nell’oscurità silenziosa. Contemporaneamente possiamo leggervi un’immagine delle nostre traversate esistenziali, tra burrasche, tempesta e bonaccia, con questo sfondo dello sguardo stupefatto, pronto a sorprendersi di fronte a ciò che sorge o si spegne, nei movimenti quasi respiratori della marea, il saliscendi della nave. Man mano che il paesaggio cambia è proprio l’oblò che dà stabilità alla traversata. Il blu può sbiadirsi, il contorno circolare sfumare, resta sempre lo schizzo di un contorno cosciente, di qualche linea danzante, che sia d’inchiostro o di pittura… L’osservatore con il quale siamo qui invitati a coincidere costituisce l’invariabile sfondo degli avvenimenti del paesaggio. Lui diventa questo silenzio, o questa notte che risorge sempre, questi, a loro volta, diventano questo cerchio unico, quest’occhio persistente, indefinitamente cosciente, anche dell’estinzione del giorno: Tu sai/ che una nuova notte/circonderà il giorno/ spuntando/sempre meno luminoso…”

Sfioriamo, allora, persino l’enigma di esistere, nella sua bellezza suprema: un annientamento che si apre imponente al mondo, l’eternità di una coscienza segreta, che infinitamente oltrepassa i nostri occhi mortali. Questo splendido libro di foschia e di mare ci aiuta, così, a rileggere il mondo mutevole delle cose come la traccia effimera della nostra permanenza, la nostra veglia senza fine: “L’oblò/ è l’ultima forma che resta”…

Laboratori Poesia recensisce Oblò

Laboratori Poesia recensisce Oblò

Oggi su Laboratori Poesia c’è la recensione, a cura del sempre preciso Alessandro Canzian, di Oblò/Portholes di John Taylor coi i bellissimi dipinti di Caroline François-Rubino, la postfazione di Franca Mancinelli ed estratti dei versi in lingua originale e nella traduzione di Marco Morello.

Fra le altre cose Canzian ci fa i complimenti per l’impaginazione dei versi, cosa che detta da lui ci rende particolarmente orgogliosi.

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John Taylor su L’estroVerso

John Taylor su L’estroVerso

Oggi su L’EstroVerso, Grazia Calanna intervista John Taylor.
Fra le altre cose, John parla anche di Oblò/Portholes, di prossima uscita per Pietre Vive nella traduzione di Marco Morello, coi preziosi dipinti di Caroline François-Rubino e postfazione di Franca Mancinelli.

“Il libro è stato concepito come un progetto di collaborazione tra me e l’artista Caroline François-Rubino. Amici in comune ci hanno permesso di “incontrarci” via Facebook e poi di incontrarci “nella vita reale” in una serata letteraria parigina durante la quale ho tenuto una conferenza su Hölderlin. Avevo già visto il suo sito con i suoi disegni e dipinti, lei aveva letto alcuni dei miei scritti. […] Le ho dato una sequenza inedita di brevi frammenti di prosa chiamata Drink from the Source [Bevi alla fonte], scritti nel 2008, e lei mi ha indicato, sul suo sito web, una sequenza di dipinti intitolata Oblò. L’idea era di vedere se poteva rispondere lei ai miei testi, dipingendo, e se potevo rispondere io ai suoi dipinti, scrivendo.”

[Qui l’intervista intera]

John Taylor su Poesia del nostro tempo

John Taylor su Poesia del nostro tempo

Oggi, su Poesia del nostro tempo una lunga intervista a John Taylor che fra le altre cose parla di Oblò, raccolta che pubblicheremo in autunno, nella traduzione di Marco Morello, con illustrazioni di Caroline François-Rubino.

“Tutti noi abbiamo eventi decisivi nella nostra vita che rimangono enigmi. Ciò che intendo è che capiamo e vediamo abbastanza chiaramente le conseguenze di tali eventi, ma le profonde ragioni alla base degli eventi ci sfuggono. E forse tendiamo a evitare di pensarci. Ma l’improvvisa necessità di scrivere ci riporta di fronte a certi dettagli ancora taglienti, persino dolorosi. Stranamente, ho scritto le “poesie marittime” di Oblò mentre ero nelle Alpi, a Bessans nell’estate del 2014. Pioveva ogni giorno ed escursioni in alta montagna non erano possibili…”

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