La perdita e il perdono su Pergeion

La perdita e il perdono su Pergeion

Ecco uscita su Perigeion una bella recensione a La perdita e il perdono di Roberto R. Corsi a cura di Lorenzo Gattoni.

“se è vero che in qualche modo la scrittura esprime (e a volte rivela più di quanto si vorrebbe) chi la scrive, ebbene la pagina poetica di Corsi è un caleidoscopico attraversamento di esperienze; la scrittura – a suo modo esercizio di misura – non riesce a contenere l’esuberanza, l’élan vital, l’eclettismo dell’autore che così tracimano sempre in ironia, autoironia, motteggio, verve affabulatoria, in una affastellante concrezione. Ma sempre, sia detto anche questo, esprimendo nella scrittura sapienza stilistica e linguistica certamente rare.”
Oblò su Limina Mundi

Oblò su Limina Mundi

Oggi su Limina Mundi una nota di lettura, a cura di Adriana Gloria Marigo, a Oblò/Portholes di John Taylor, traduzione di Marco Morello, illustrato da opere di Caroline François-Rubino.

Tra Samos, Agosto 1976 e Bessans, Agosto 2014, nella coniugazione alchemica di mare e montagna in tempi distanti tra loro, il poeta John Taylor matura le sedimentazioni psichiche di un viaggio materico intimistico spirituale avvenuto nell’Egeo dove la potenza eliaca della luce scolpisce frammenta esalta le forme, il genio del mare induce l’occhio del poeta a lambire in modo immaginale le acque secondo uno sguardo affine alla visione:

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Fabrizio Bregoli su La crepa madre

Fabrizio Bregoli su La crepa madre

Ecco che sull’almanacco di Puntoacapo Editrice esce oggi una intensa recensione a cura di Fabrizio Bregoli a La crepa madre di Carlo Tosetti che si interroga non solo sul libro, ma proprio sul senso di una operazione letteraria come quella intrapresa da Carlo nel 2020:

“È un lavoro di frontiera, quello di Tosetti, che come tale può generare divisioni fra gli addetti del settore, opinioni contrastanti nei giudizi che se ne possono trarre sulla riuscita estetica nel suo insieme. Questo lavoro ha, in ogni caso, il coraggio di porsi come “rottura”, “crepa” necessaria a un certo esercizio routinario della scrittura: è un lavoro quindi originale, valido, un poema di ricerca senza sperimentalismi vacui. E, come ci ammonisce alla fine dell’opera l’autore, incarna l’idea di una scrittura viva e totale, che sarebbe sbagliato considerare solo gioco stilistico, “metafora, allegoria”.
Massimo Seriacopi su La perdita e il perdono

Massimo Seriacopi su La perdita e il perdono

Dal blog di Roberto R. Corsi una recensione, a cura di Massimo Seriacopi, di La perdita e il perdono.

Una nobiltà di intenti immersa in un corrosivo, amaro considerare la reale difficoltà dell’inserimento nella cosiddetta “società”, a volte insensata alla percezione (malata? O solo più affilata, più profonda e sincera?): e proprio questo contrasto contribuisce a dare energia e capacità d’impatto alle poesie di Corsi.

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Alessio Alessandrini su La perdita e il perdono

Alessio Alessandrini su La perdita e il perdono

Dal suo profili Instagram, la recensione di Alessio Alessandrini a La perdita e il perdono di Roberto R. Corsi.

Potrei semplicente consigliare di leggere il testo a pag 46 dal titolo “Da capo a fondo”, leggerlo e rileggerlo più volte, (vale l’intero biglietto, come si dice), tanto basterebbe a comprendere l’antifona di questo libello travolgente e straordinario che rende ossigeno a una poesia, quella contemporanea, in fase di profonda asfissia. La perdita e il perdono è una raccolta ottimamente congeniata sia graficamente, con la bellissima copertina, sia negli apparati, penso alla presentazione dell’autore nel retro che sancisce (e santifica) tutto, che nella struttura interna con rimandi e un macrotesto che evidenzia il raffinato lavoro editoriale. Roberto R. Corsi più di una volta prova a mettere le mani avanti, a dirci che lui proprio non ci riesce a essere come i molti poeti del lirico e della glassa, né a imbonire il lettore politicamente corretto, e questo è il seme e il frutto, il bene e il tutto, di questa raccolta. Caustica quando deve esserlo, dolente, demistificatrice, irridente e sopratutto fresca pur nella sua tradizionale struttura metrica. Poesia colta, si dirà, e per fortuna…! Per pochi? Meglio ancora….! Se potessi correrei ora a casa del Corsi a ridere di buon gusto alle sue battute, mi gratterei le palle sul Lungarno insieme a lui, con lui ad osservare il gioco vano delle onde e dei suoi/nostri metri, a guardare i versi andarsene innocenti e perversi e stupire, nel riso che abbonda, di ritrovare, come solo resto, una arrendevole disperazione. Perché è proprio l’innocenza quella che è andata persa insieme al sogno di un bambino interrotto dal drago cementizio, il resto è una supplica affinché ci si perdoni di aver ceduto inermi a tanta inadeguatezza. Resta, forse, il risarcimento della poesia, ma è cenere anche quella : “Da essa uno, due versi/poi più nulla.”
La crepa madre su Limina Mundi

La crepa madre su Limina Mundi

Oggi, su Limina Mundi – Per l’alto mare aperto, una nota critica a La crepa madre di Carlo Tosetti, a firma Deborah Mega.

“Certamente l’opera si distingue nel panorama letterario attuale per la scelta del prosimetro, l’originalità degli eventi narrati frutto di ricordi e di una singolare immaginazione, il rigore architettonico, l’ampio respiro, la ricerca di un lessico classicheggiante e arcaico, il convolgimento e la fluidità della narrazione. Per questi validi motivi la prova lirico-narrativa di Carlo Tosetti appare credibile e convincente.”
La nostra classe sepolta su Poesia e Resistenza

La nostra classe sepolta su Poesia e Resistenza

“Tutte le anime del lavoro insomma paiono riunite in una narrazione corale in cui, smarrita ogni forma di ideologia, persa ogni illusione, resta il gesto: quello del lavoratore che seguita nella sua mansione, nonostante tutto; quello del poeta che, nonostante quello smarrimento, sa raccogliere nella parola la fatica, due gesti che talvolta si toccano, fino a combaciare, a dirci che l’essere poeta non è un mestiere, ma un dovere.”
Sulla proposta di manoscritti

Sulla proposta di manoscritti

Finora, nonostante avessimo cercato di porre un freno all’invio di manoscritti attraverso un regolamento a cui attenersi – costantemente eluso o ignorato dagli autori – abbiamo anche provato, per gentilezza, a tenere i piedi in due staffe, dicendo cioè che non si accettavano più manoscritti, ma continuando a rispondere a tutti e ad accettare le loro proposte. Abbiamo così generato un grande equivoco confluito in una mole di letture che non ha fine, scoraggiante, e peraltro impossibile da soddisfare nelle attese: ci vorrebbero dieci anni solo per pubblicare quanto ci è arrivato quest’anno. Né ci è possibile, come ci chiedono, scrivere delle schede di valutazione per ogni opera, persino per le rifiutate. Inoltre, anche se crediamo e incentiviamo i rapporti alla pari, da compagni, ci rendiamo conto di aver creato un’atmosfera eccessivamente famigliare dove sono venute meno, delle volte, le barriere del rispetto lavorativo. Non ultima la cattiva abitudine di chiamare alle ore più disparate per chiedere “come va la lettura” o lamentandosi della nostra lentezza (!). Di questo mi assumo io per primo la responsabilità. Ma, dovendo rimettere ordine a tutto questo, a partire da oggi non risponderemo più alle mail di proposta di una pubblicazione, così da non incentivare ulteriormente questo sistema. Troverete tutte le istruzioni che servono sul sito.