Massimo Seriacopi su Limonio

Massimo Seriacopi su Limonio

La settimana scorsa a Firenze, abbiamo conosciuto Massimo Seriacopi, dantista, il quale ha scritto tutta di cuore questa nota su Limonio di Antonio Lillo, che viene ospitata oggi sul blog di Roberto R. Corsi.

…al di là dell’eleganza con cui il libello viene presentato, la ricchezza del prosimetro si sa venare, evidentemente per natura stessa dell’autore, di elementi ironici e autoironici che si pongono in un rapporto dialettico con le difficoltà esistenziali sperimentate e affrontate, non di poco peso e non immuni da malinconie, eppure sempre tese verso uno sprazzo di luminosità che riesce ad alleggerire, con una saggia incoscienza (o temeraria coscienza), la pesantezza del combattimento – che sa diventare accettazione e tenzone – con le umane fragilità, con gli umani limiti…

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Christian Tito su Poesia Ultracontemporanea

Christian Tito su Poesia Ultracontemporanea

Primo maggio.

La nostra Valeria Raimondi ci teneva particolarmente che l’antologia La nostra classe sepolta fosse pronta per questa data, come gesto simbolico. Le tempistiche ce lo hanno impedito, ma rimediamo in parte con questa anteprima, pubblicata con la complicità di Sonia Caporossi sul blog Poesia Ultracontemporanea. Il testo, We Care, è uno dei tre inediti di Christian Tito pubblicati nell’antologia. Christian era nato a Taranto ma viveva a Milano. Nella sua figura si fondono le due diverse anime di questo Paese, unite finalmente nell’idea di Lavoro che non funziona, e riscattate nella caparbia volontà di opporsi.

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Alessandro Silva su L’Estroverso

Alessandro Silva su L’Estroverso

Oggi su L’Estroverso intervista di Carlo Tosetti a Alessandro Silva sul suo L’adatto vocabolario di ogni specie, libro molto importante per la nostra casa editrice, di cui, anticipiamo qui, stiamo studiando una seconda edizione con aggiornamenti e inediti.

Amo le commistioni di linguaggio e sogno una poesia risultato di più arti: per il progetto e la costruzione di questa silloge mi sono molto affidato alle immagini viste, e alle visioni. Nette o a strappi, violente e nitide come in certi incubi, oppure placide e larghe tanto sembrare più larghe del tempo. Ne ho avute a fiotti, davvero molte, create dalla mia immaginazione o rielaborate da fotografie e parole trovati negli articoli sui quotidiani. E tutta questa ricchezza ho voluto riportarla nelle poesie. Di molto lavoro hanno avuto necessità i versi ‘oscuri’: perché sono quelli che colano e cadono, lentamente, restando sulla pelle a far prurito per spingerti ad andare a leggere e rileggere e, infine, capire.

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Paolo Polvani su zanzara meno tennis di Gianmaria Giannetti

Paolo Polvani su zanzara meno tennis di Gianmaria Giannetti

Ecco, da Versante ripido, una bella (ma proprio bella) recensione di zanzara meno tennis di Gianmaria Giannetti scritta da Paolo Polvani che ricostruisce attraverso un libro un periodo e viceversa.

Ora questo libro Zanzara meno tennis mi ha riportato alla memoria quei tempi eroici della poesia, quelle bellissime fiammate di creatività. Creatività che si può mietere a piene mani in questo libro, dai risvolti imprevedibili e luminosi:

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Pietre Vive su Vita da Editor

Pietre Vive su Vita da Editor

Quando abbiamo aperto la casa editrice uno dei nostri sogni nel cassetto era di venire recensiti su Vita da editor. Oggi ci siamo riusciti e quindi festeggiamo alla grande.

Al momento mi occupo in prima persona della maggior parte del lavoro: scelta dei testi, editing, progettazione grafica e impaginazione, rapporti col pubblico, ufficio stampa (con tutti i limiti del caso) e spedizioni. Per questo mi piace pensare che ogni nostro libro ha, per certi versi, un’identità artigianale. Assorbendo le mie passioni, Pietre Vive si occupa per la maggior parte di poesia e arte contemporanea, con alcune concessioni alla prosa; si fa inoltre promotrice di un concorso di scrittura sociale, Luce a Sud Est, in linea con la sua storia giornalistica.

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John Taylor su Poesia del nostro tempo

John Taylor su Poesia del nostro tempo

Oggi, su Poesia del nostro tempo una lunga intervista a John Taylor che fra le altre cose parla di Oblò, raccolta che pubblicheremo in autunno, nella traduzione di Marco Morello, con illustrazioni di Caroline François-Rubino.

“Tutti noi abbiamo eventi decisivi nella nostra vita che rimangono enigmi. Ciò che intendo è che capiamo e vediamo abbastanza chiaramente le conseguenze di tali eventi, ma le profonde ragioni alla base degli eventi ci sfuggono. E forse tendiamo a evitare di pensarci. Ma l’improvvisa necessità di scrivere ci riporta di fronte a certi dettagli ancora taglienti, persino dolorosi. Stranamente, ho scritto le “poesie marittime” di Oblò mentre ero nelle Alpi, a Bessans nell’estate del 2014. Pioveva ogni giorno ed escursioni in alta montagna non erano possibili…”

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Luce a Sud Est VI: considerazioni intorno alla vittoria di Galipò

Luce a Sud Est VI: considerazioni intorno alla vittoria di Galipò

Davide Galipò vince la VI edizione di Luce a Sud Est con Istruzioni alla rivolta.

La giuria, composta da Roberto R. Corsi, Rossella Renzi, Alessandra Ruggiero, Emanuele Andrea Spano e Giulia Fuso, lo ha decretato dopo un serrato testa a testa fra la sua opera e Cantare il deserto di Elvio Ceci.

La vittoria di Galipò, proprio per la sua storia poetica, si inserisce in una particolare quaestio nata in contemporanea sui social. Negli ultimi giorni, infatti, dopo la pubblicazione di un articolo dell’editore Ladolfi su Avvenire a proposito dei “dilettanti della poesia”, si è riacceso il dibattuto sul valore “poetico” di chi prova a intraprendere strade quantomeno diverse, se non proprio nuove, nella diffusione del proprio lavoro in versi. Nello specifico dell’articolo di Ladolfi, da cui si è aperto un dialogo più ampio fra gli addetti ai lavori, si parlava dei poeti slammer.

A tal proposito, troviamo parecchio interessante che a “conquistare” una giuria di lettori di poesia aperti nel gusto ma non necessariamente vicini a quel mondo, siano stati proprio un autore e una raccolta di poesie che nascono dichiaratamente nell’ambito dello slam poetry. Quelli di Galipò sono testi pensati prima di tutto per la performance e solo in un secondo momento messi su carta. È la riprova per noi della diffusione di un gusto che viene prima di qualsiasi premeditata scelta di campo.

Leggiamo cosa dicono i giudici:

«Galipò manifesta un tratto sicuro del suo versificare. Il suo procedere è ben determinato, scandito da ritmo, musica, linguaggio. È un libro potente, che non stanca perché lo sguardo sul mondo e gli scorci che ne evidenzia sono molteplici e rafforzati da analisi e da uno spessore del pensiero – a tratti filosofico, oltre che di occhio critico sul presente – che rendono ogni testo un tassello aggiunto per le Istruzioni alla rivolta. La scrittura di Galipò riflette, interroga spesso il lettore, oppure lo sorprende col suo fare sentenzioso, o aforistico, o ironico, sarcastico. La sua è una poesia che sconcerta, disorienta proprio sui temi rilevanti del contemporaneo.»

E troviamo altrettanto interessante che a contendere fino all’ultimo il posto del vincitore sia un’opera tutta in rima, in ottava per la precisione, come quella di Elvio Ceci, la quale, pur raccontando una storia attualissima come il viaggio di una migrante dall’Africa all’Italia, ha un impianto retorico ancora più classico e conservatore e, per certi versi, estremista di quello usato dalla maggior parte dei poeti da verso libero pubblicati oggi.

Cosa vogliamo dire con tutto questo? Che forse il panorama editoriale in cui ci muoviamo è non solo aperto a varie suggestioni tematiche, spesso urgenti (dalla polemica LGTB del testo di Salvini all’immersione nell’alienazione del potere di Piccinelli passando per il tema dell’emigrazione di Ceci), lì dove spesso viene accusato di non riuscire ad andare oltre la sfera personale ed emotiva dell’autore; ma anche e soprattutto che vi sono precise scelte formali che provano a forzare e spingere i termini del linguaggio, a testimonianza che c’è fermento di idee ma anche ricchezza di forme, volendo uscire dai soliti ambienti editoriali per esplorare il sottobosco della giovane e giovanissima poesia italiana. Perché la letteratura, qualsiasi cosa se ne dica, si muove, spesso indipendentemente da chi prova a raccontarla.

Davide Galipò, 27 anni, vive a Torino, ed è direttore editoriale della rivista Neutopia – Piano di fuga dalla rete. L’opera vincitrice del concorso, di prossima pubblicazione per Pietre Vive, è una raccolta di trenta componimenti, suddivisa in due parti: la prima parte, dal titolo CONTEMPLARE, composta prevalentemente da poesie d’amore “dato che l’amore è per me un preludio necessario ad ogni rivolta”. Nella seconda parte, AGIRE, vi sono le poesie più specificatamente sociali, molte delle quali sono nate nel contesto a me più vicino, cioè quello performativo.

L’editore si riserva, visti i suoi indubbi meriti, di proporre un contratto di edizione anche a Elvio Ceci con Cantare il deserto.